
Voglia di casa anche in viaggio, nelle grandi città o nei piccoli borghi; desiderio di intrecciare rapporti umani genuini e di entrare in contatto con lo stile di vita locale; spesa contenuta rispetto ad altre forme di ospitalità: sono queste le ragioni che inducono tanti turisti a preferire l’alloggio in Bed&Breakfast. Vista la tendenza in atto, alcune padrone di casa prendono in considerazione l’opportunità di trasformarsi in manager dell’ospitalità aprendo le porte delle proprie dimore. Una casa bella e accogliente, abbinata alla naturale predisposizione ai rapporti interpersonali, può garantire la buona riuscita dell’iniziativa. Spesso, però, ci si ritrova con dubbi di carattere “burocratico”; ecco, allora, che si rende necessario fare chiarezza.
Il primo dubbio è: “Cosa devo fare per aprire un B&B?”. Innanzitutto, per aprire un’attività di B&B è necessario risiedere nell’abitazione in cui si intende operare. La normativa di riferimento varia a seconda della regione, ma è strettamente collegata alla Legge n. 135/2001 – Riforma della legislazione nazionale del turismo. A differire sono i diversi requisiti attinenti al numero e all’ampiezza delle camere, al numero di posti letto, alle norme di sicurezza (impianti elettrici e di riscaldamento, norme igieniche ed edilizie). È consigliabile, quindi, accertarsi dell’esistenza della legge regionale sul B&B per poi informarsi, presso l’Ufficio Turistico del proprio Comune di residenza o presso l’APT o IAT locale, sui requisiti previsti per il proprio territorio e sulle modalità di apertura dell’attività.
Il secondo dubbio è: “Posso aprire un B&B se vivo in condominio?”. In alcuni casi, le padrone di casa paventano il diniego dell’assemblea alla richiesta di permesso, che in molte ritengono obbligatoria, oppure temono che l’andirivieni di persone estranee possa risultare poco gradito agli altri condomini e che, di conseguenza, qualche vicino possa mettere i bastoni tra le ruote fino a impedire lo svolgimento dell’attività. In altri casi, invece, restano sopraffatte dai vicini di casa che annunciano il diniego all’autorizzazione in sede di assemblea. Niente paura: se il divieto non è espressamente previsto nel Regolamento condominiale, l’attività di Bed&Breakfast è da ritenersi lecita e, in quanto tale, non può essere subordinata alle autorizzazioni dell’assemblea di condominio. Tant’è che la Corte costituzionale è intervenuta con la sentenza n. 369/2008 che ha dichiarato incostituzionale una legge della Regione Lombardia, del 2007, che obbligava i proprietari degli appartamenti trasformati in Bed&Breakfast a chiedere il nulla osta dei condomini per avviare o proseguire l’attività. La Corte Costituzionale ha affermato che “l’assemblea dei condomini non ha altri poteri rispetto a quelli fissati tassativamente dal Codice civile e non può porre limitazioni alla sfera di proprietà dei singoli condomini, a meno che le predette limitazioni non siano specificatamente accettate o nei singoli atti d’acquisto o mediante approvazione del regolamento di condominio”.
Il terzo dubbio è: “Le mie spese condominiali aumenteranno?”. La domanda sorge spesso in seguito al tentativo degli altri condomini di accollare al titolare del B&B aggravi di spesa relativi ad ascensore, pulizia scale, acqua. Come se non bastasse, spesso il vicino di casa sospetta che la nuova attività comporti il cambiamento di destinazione d’uso dell’unità immobiliare, sbagliando. L’attività di Bed&Breakfast è paragonabile alla pura ospitalità, tant’è che, come detto in precedenza, è necessario risiedere nell’abitazione in cui si intende operare; l’aumento dei consumi, inoltre, è esiguo, tenuto conto sia del limitato numero di persone ospitate contemporaneamente sia dei periodi di chiusura dell’attività. Le spese, dunque, resteranno invariate.
(fonte: www.donnamagazine.it)