Manuela Fragale
Il terzo rapporto Anaci – Censis Servizi, presentato e pubblicato lo scorso mese di settembre, ha scandagliato due tematiche di stringente attualità, come si desume dal titolo “La vita nei condomini: litigiosità e risparmio energetico”. Ebbene, proprio sull’aspetto della litigiosità occorre soffermarsi: sarebbe auspicabile la creazione di un clima “familiare” e sereno con i vicini di casa.
La realtà, spesso triste e desolante, è sottoposta alla nostra attenzione dai mass media che sovente trattano casi di cronaca aventi per protagonisti i “vicini di casa”. V’è da chiedersi, dunque, quali siano le cause che inducono al litigio. Il Rapporto evidenzia come la crescente litigiosità sia legata soprattutto a questioni di intolleranza della presenza fisica del vicino di casa più che a divergenze di opinioni sulla gestione della proprietà condominiale.
Al primo posto della classifica dei motivi di litigiosità più frequenti si attesta l’utilizzo delle parti comuni dello stabile (cortili, androni, terrazze e posti auto). Al secondo posto si collocano i fastidi derivanti da rumori molesti (come musica ad alto volume), seguiti da interventi sullo stabile, animali domestici, questioni relative al consuntivo condominiale e alla ripartizione dei millesimi, nuove dotazioni per lo stabile.
Anche la crisi entra a far parte dei motivi di litigiosità: le cause di tipo economico rappresentano oltre il 65 percento del totale e si segnalano alcuni sintomi di crescita proprio negli ultimi mesi.
Tratteggiata la variegata composizione delle problematiche all’origine degli screzi, è naturale chiedersi quali siano i soggetti coinvolti nei litigi. La tipologia di lite più frequente è quella che nasce tra singoli condòmini, seguita dalle controversie legate alla gestione del condominio, dalle liti di uno o più condòmini contro il condominio, e infine dalle liti dei condòmini contro l’amministratore.
Nello sconfortante scenario condominiale spicca, però, un dato positivo: l’80 per cento degli episodi di litigiosità si risolve bonariamente nell’ambito delle assemblee condominiale. Segno che il confronto e lo scambio di opinioni servono, nella maggior parte dei casi, a superare pregiudizi e questioni di puntiglio.
Il Rapporto rileva pure un aumento percepito della litigiosità, frutto, probabilmente, di fattori di tipo sociologico quali la crescita di una società aggressiva, la forte tendenza all’individualismo, la serrata difesa della proprietà, i fattori di stress contingenti. Tuttavia, lo studio sottolinea anche il ruolo ricoperto da una sostanziale ignoranza delle reali regole del gioco, cioè la scarsa conoscenza dei processi decisionali in ambito assembleare e della vita di comunità, nonché le sempre più innumerevoli ed articolate disposizioni di legge che regolamentano la quotidiana gestione di un condominio.
Sarebbe forse utile, suggerisce il Rapporto, ragionare su piani di comunicazione (depliant, note informative, pagine di Televideo, etc.) che facilitino i livelli di conoscenza dei diritti e dei doveri dei singoli soggetti.