Che l’immobiliare viva una situazione di crisi e incertezza è fuor di dubbio. La situazione è tanto più preoccupante se si pensa che si tratta di un comparto che ha da sempre trainato l’economia del nostro paese, anche e soprattutto per l’indotto che riesce a generare (basti pensare ai lavori di riammodernamento e ristrutturazione di locali, oltre che alle spese collegate all’arredamento delle abitazioni). L’attuale crisi emerge inoltre dopo un 2010 chiuso in segno positivo, che aveva lasciato ben sperare per la ripresa del settore, dopo un triennio, quello 2006-2009, ampiamente negativo. Nei primi sei mesi del 2011 le compravendite sono calate del 5,3% rispetto al primo semestre 2010 e le aspettative per il secondo semestre sono negative, considerando la stretta creditizia operata dalle banche e la crisi di liquidità sui mercati, che hanno portato ad una riduzione del 33% delle richieste di nuovi mutui nello scorso mese di ottobre.
Le cause della crisi sono da individuarsi sia nella crisi di fiducia che sta interessando le famiglie italiane sia nella stretta creditizia approntata dagli istituti di credito negli ultimi tempi. Se le famiglie si trovano a fare i conti con prospettive poco rosee dal punto di vista occupazionale, le banche stanno soffrendo nell’approvvigionamento di denaro nei mercati interbancari, a causa della presenza negli stati patrimoniali di titoli di debito di paesi in difficoltà , che comporta una sostanziale perdita di solidità della capitalizzazione stessa. Questa difficoltà si traduce nei fatti nel progressivo aumento degli spread applicati ai nuovi mutui, nell’incremento di rigidità nella concessione di finanziamenti per percentuali elevate del valore dell’immobile e nella crescente selettività nella valutazione del merito creditizio del mutuatario.
In un contesto di questo tipo, i tempi delle compravendite si stanno allungando molto, con venditori che cercano di resistere quanto più possibile sulle loro richieste iniziali e acquirenti che, consci della situazione, cercano di spuntare condizioni favorevoli avanzando richieste anche con sconti del 20% rispetto alle richieste di partenza. Se nel breve periodo i prezzi si dimostrano di fatto inelastici, nel medio-lungo dovranno per forza calare, secondo uno schema che probabilmente prevederà una riduzione ‘a scalino’.
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